✒️ Scrivere a se stessi

 


Scrivere a se stessi è un gesto strano.

All’inizio sembra inutile, quasi ridicolo.

Poi cominci a scrivere…

e succede qualcosa.

 

Succede che quella lettera non è più a caso.

Non è solo un gioco da adolescenti o un diario impolverato.

È una conversazione con chi sei, con chi sei stato, con chi stai cercando di diventare.

 

Scrivere una lettera a te stesso è come guardarti allo specchio ma senza difese.

È come sederti accanto a te e chiedere:

«Come stai?»

Non per cortesia.

Per davvero.

 

Può essere una lettera rabbiosa, una preghiera, un promemoria.

Un modo per rimettere insieme i pezzi,

per ricordarti chi sei o chi non vuoi più essere.

A volte ci scriviamo parole che nessuno ci ha mai detto.

E fanno bene.

Perché anche se sembrano inventate, le stai dicendo tu, a te.

E non è poco.

 

Una lettera a te stesso può contenere scuse.

Può contenere sogni dimenticati.

Può contenere promesse.

Ma soprattutto: può contenere presenza.

 

Perché tante volte non ci siamo, ci trascuriamo, ci evitiamo.

Scriversi è ritrovarsi un attimo.

 

Ogni volta è diversa.

Ogni volta è vera.

E ogni volta, ti senti ascoltato.

 

 

 

 

 

 

ESERCIZIO

 

Scrivi una lettera a te stesso.

Come se ti stessi guardando negli occhi.

 

Chiediti:

Come stai?

Cosa vorresti sentirti dire?

Di cosa hai bisogno, adesso?

 

Scrivi con gentilezza. Con onestà.

Scrivi come faresti con chi ami.

Poi, se vuoi, leggila e domandati:

Come ti senti, adesso?

Commenti

Post popolari in questo blog

✍️ Portnoy e quella voce che non tace mai

✍️ Perché tifiamo sempre per i più sfigati

✍️ Scrivere stanca