✒️ L'elogio della solitudine
C’è una tendenza sempre più diffusa tra gli scrittori contemporanei: condividere il romanzo mentre lo si sta scrivendo. Capitoli pubblicati a pezzi. Sondaggi. Domande ai lettori. «Secondo voi questo personaggio dovrebbe morire?» «Meglio il finale A o il finale B?» Viviamo in un’epoca in cui bisogna esserci sempre. Mostrarsi. Raccontare il processo, non soltanto il risultato. Trasformare la scrittura in una specie di diretta continua. Io credo invece che lo scrittore debba essere solo. Solo come un quella canzone dei Pooh, solo come davanti a un tramonto lontano e i pensieri che nessuno può condividere davvero. Forse è un’idea antica, fuori moda. Ma ci sono momenti in cui un uomo deve restare solo. E uno di questi è davanti a una pagina bianca. Solo davanti a una frase che non funziona. Solo davanti a un personaggio che non vuole collaborare. Solo davanti al dubbio tremendo di stare scrivendo qualcosa di inutile. Perché scrivere non è una riunione condominiale. Non è democrazia. No...