🖋 Strappate quei fogli

C'è una scena dell'Attimo fuggente che mi è sempre piaciuta.

Il professor Keating entra in classe e invita i ragazzi ad aprire il libro di poesia. Poi indica alcune pagine in cui viene spiegato come misurare il valore di una poesia attraverso una specie di formula matematica: asse verticale, asse orizzontale, area del poema.

E dice loro di strappare quelle pagine.

Una scena apparentemente assurda.

Perché, naturalmente, la poesia non si può misurare con un grafico.

Ma la cosa interessante è che oggi quelle pagine, in qualche modo, sono tornate.

Non nei libri di poesia.

Nei manuali di scrittura.

Negli schemi.

Nelle formule.

Nel protagonista che deve avere una ferita.

Nell'incidente scatenante che deve arrivare entro un certo numero di pagine.

Nel midpoint.

Nella crisi.

Nel climax.

Nell'arco del personaggio.

Nel viaggio dell'eroe.

Nel momento in cui bisogna mettere il colpo di scena.

Nel momento in cui bisogna far perdere tutto al protagonista.

Nel momento in cui bisogna restituirgli qualcosa.

Sono strumenti utilissimi.

Ho recensito qui, tre manuali di scrittura creativa,  non vorrei che qualcuno pensasse che sto sostenendo il contrario.

Una storia senza struttura rischia di essere semplicemente una successione di cose che accadono.

Bisogna conoscere le regole.

Bisogna sapere come funziona una storia.

Bisogna studiare.

Il problema arriva quando cominciamo a confondere la struttura con la scrittura.

Credo che il calcio sia metafora della vita, figuriamoci se non lo è della scrittura. 

Perché anche il calcio è fatto di schemi.

Ci sono moduli, movimenti, sovrapposizioni, pressing, uscite dal basso, marcature, diagonali.

Un allenatore prepara la partita per tutta la settimana.

Disegna le azioni sulla lavagna.

Spiega ai giocatori dove devono trovarsi quando la squadra ha la palla e dove devono andare quando la perde.

Tutto questo è indispensabile.

Poi comincia la partita.

E succede qualcosa che nessuno aveva disegnato.

Un giocatore riceve la palla.

Ha davanti un avversario.

Potrebbe passarla indietro.

Potrebbe seguire lo schema.

E invece fa una cosa completamente diversa.

Un dribbling.

Un colpo di tacco.

Un tiro da trenta metri.

Una giocata.

Ed è proprio lì che comincia il calcio che ricordiamo.

Non nello schema.

Nella sua rottura.

La letteratura è un po' così.

Puoi sapere perfettamente come costruire una storia puoi conoscere tutti gli schemi possibili, puoi sapere che il protagonista deve avere un obiettivo, che qualcosa deve impedirgli di raggiungerlo, che a un certo punto deve arrivare una crisi e che alla fine dovrà affrontare il conflitto decisivo.

Puoi fare tutto giusto.

E scrivere comunque un romanzo che non lascia niente.

Perché manca la giocata.

Manca quella cosa che non si può mettere in una tabella.

L'intuizione.

L'immagine che arriva mentre stai scrivendo.

La frase che non avevi programmato.

Il personaggio che improvvisamente dice qualcosa che non avevi previsto.

La scena che prende una direzione diversa da quella che avevi stabilito.

E forse è proprio per questo che gli schemi di scrittura vanno presi con una certa cautela.

Perché sono molto seducenti.

Ci danno l'impressione di poter controllare tutto.

Se conosci lo schema giusto, sembra dirci qualcuno, puoi costruire una storia che funziona.

Ma la narrativa non è un mobile dell'Ikea.

Non basta seguire le istruzioni.

E soprattutto non esiste uno schema capace di dirti come scrivere una frase che faccia perdere un battito a chi la legge.

Quello non si può programmare.

Come non si può programmare il momento esatto in cui un calciatore vede uno spazio che gli altri in campo non hanno visto.

Lo schema serve.

La tecnica serve.

La grammatica serve.

La conoscenza della struttura serve.

Ma tutto questo dovrebbe essere il nostro allenamento, non la nostra gabbia.

Perché se pensiamo che imparare gli schemi equivalga a imparare a scrivere, rischiamo di produrre storie perfettamente costruite e completamente prevedibili.

E allora forse, ogni tanto, dovremmo fare come Keating.

Guardare tutte quelle pagine piene di regole.

E strapparne qualcuna.

Non perché le regole non contino.

Ma perché, a un certo punto, bisogna alzare la testa dal foglio.

Guardare il campo.

Vedere lo spazio.

E provare la giocata.

Perché lo schema serve a preparare la partita.

Ma è l'intuizione che ci fa ricordare come è stata giocata.

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