🧳Se gli idioti volassero... un anno per raccontare una notte

 


Ieri è uscito il mio nuovo romanzo: Se gli idioti volassero...

Ma questo non è un post sul libro.

È un post sul tempo.

Einstein ci ha insegnato che il tempo è relativo.

Credo che gli scrittori lo sappiano da sempre.

Per uno scrittore il tempo non è mai soltanto una successione di giorni.

È una materia che si allunga, si comprime, torna indietro.

Puoi trascorrere un pomeriggio intero cercando una sola frase.

Oppure raccontare dieci anni con un semplice cambio di paragrafo.

Fuori passano le stagioni.

Dentro il romanzo, a volte, non è ancora sorto il sole.

Perché può capitare di impiegare un anno della propria vita per raccontare una storia che, per i suoi personaggi, dura una sola notte.

È esattamente quello che è successo a me.

Una notte psichedelica, sospesa sul confine sottilissimo che separa il divertimento dall'autodistruzione.

I miei personaggi hanno vissuto quella notte una volta sola.

Io l'ho vissuta decine di volte.

L'ho attraversata dall'inizio alla fine.

Sono tornato sui loro passi.

Ho cambiato il loro modo di parlare, di guardarsi, perfino di tacere.

Per loro il tempo andava soltanto avanti.

Per me non ha mai smesso di tornare indietro.

E mentre la scrivevo mi rendevo conto che il tempo dello scrittore non ha nulla a che vedere con quello del calendario.

Per il lettore quella notte scorrerà in poche ore.

Per me è stata un anno di dubbi, tagli, riscritture, ripensamenti.

Perché una notte, se vuoi raccontarla davvero, non è fatta soltanto di eventi.

È fatta di ritmo.

Di silenzi.

Di dialoghi.

Di dettagli che durano un secondo e che lo scrittore rincorre per settimane.

Questa una delle magie della narrativa.

Il lettore vede soltanto il viaggio dei personaggi.

Non vede quello dello scrittore.

Non vede le pagine buttate.

Le scene riscritte dieci volte.

I capitoli spostati.

Le giornate in cui credi di aver trovato la strada e quelle in cui pensi di esserti perso.

E va bene così.

Perché il lavoro dello scrittore è proprio questo: 

trasformare mesi, a volte anni della propria vita, in una storia che il lettore possa attraversare con naturalezza.

Se il lettore dimentica il tempo che c'è stato dietro, significa che quel lavoro è riuscito.

Forse è anche per questo che scrivere stanca.

Non per il numero di pagine.

Ma perché, mentre tutti vivono il tempo una volta sola, lo scrittore è costretto a viverlo decine di volte.

Finché quella storia non comincia finalmente a scorrere come se fosse sempre esistita.

Ieri Se gli idioti volassero... è arrivato in libreria.

Per il lettore sarà una notte da leggere.

Per me resterà sempre un anno da ricordare.

Ed è forse questo il privilegio più bello della scrittura: 

vivere una storia molto più a lungo dei propri personaggi.



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