❌️ La X dello scrittore
In Guerra e pace, Lev Tolstoj scrive che
«la forza di un esercito è il prodotto della sua massa e di una quantità sconosciuta, X».
Quella X rappresenta lo spirito, la volontà, la motivazione profonda che nessun numero riesce a misurare e che può decidere l'esito di una battaglia.
Molti anni dopo, anche Ernesto Guevara riprese quel concetto. Per lui quella X era la forza ideale capace di spingere un uomo ad affrontare sacrifici che nessun interesse materiale potrebbe giustificare.
Ogni volta che ripenso a quella X, finisco inevitabilmente per pensare alla scrittura.
Perché esiste una X dello scrittore.
Nessuna ricompensa materiale basta a spiegare un romanzo.
Per portarlo a termine servono anni, tempo, energie, denaro, pazienza e una quantità infinita di ostinazione.
Se fosse una questione di convenienza, quasi nessuno scriverebbe.
È evidente che a tenere in vita un romanzo debba essere qualcos'altro.
Io credo che sia proprio quella X.
Ma cos'è esattamente?
Non lo so davvero.
È una motivazione che viene da dentro e che spesso è difficile perfino spiegare a se stessi.
È la necessità di raccontare proprio quella storia.
Credo che ogni scrittore abbia la propria X.
E che molti romanzi che nascono senza questa X difficilmente arrivino in fondo.
Magari sono stati pensati per seguire una moda.
Per inseguire il mercato.
Per diventare un bestseller.
Ma un romanzo è un viaggio lungo. Ci saranno mesi di entusiasmo e mesi di sconforto. Momenti in cui tutto sembrerà inutile.
Se la tua motivazione è esterna, prima o poi si esaurirà.
Se invece nasce da quella X, continuerà a spingerti anche quando non ci saranno applausi, editori, lettori o certezze.
La X non garantisce che il libro sarà bello.
Non garantisce il successo.
Ma credo che sia l'unica forza capace di portarlo davvero fino all'ultima pagina.
E forse è proprio questa la domanda che ogni scrittore dovrebbe farsi prima ancora di iniziare:
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