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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

🐳 Moby Dick non è un libro sulla caccia alle balene

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Una volta, in televisione, ho visto questa scena: Una nonna dice a una bambina: «Non sei troppo giovane per leggere un libro sulla caccia alle balene?» E la bambina risponde: «E tu non sei troppo vecchia per pensare che Moby Dick sia un libro sulla caccia alle balene?» Ecco. Dentro questa battuta c’è una lezione enorme per chi scrive. Moby Dick non è un libro sulla caccia alle balene, così come non è un libro sull’avventura, sul mare o sulla tecnica baleniera. Quella è la superficie, il motore che permette a tutto il resto di esistere. Moby Dick ha una trama elementare: un uomo insegue una balena. Detta così, sembra quasi troppo poco, invece in questo caso è esattamente ciò che serve. Perché la trama, in questo romanzo, non è il centro, è una soglia: il movimento minimo che permette a tutto il resto di accadere. Melville non usa la storia per intrattenere, ma per aprire un territorio: l’ossessione, la lotta con ciò che non può essere compreso, il bisogno umano di dare un volto al male,...

🏛 Il Simposio di Platone: una storia a scatole cinesi

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Il Simposio di Platone Il Simposio di Platone racconta una cena tenuta ad Atene in onore del poeta Agatone. Durante il banchetto, i commensali decidono di parlare a turno dell’amore, ciascuno dal proprio punto di vista. Una storia a scatole cinesi Una delle cose più belle del Simposio di Platone, oltre a ciò che viene narrato sull’amore, è come quella storia ci arriva. Il Simposio è una costruzione narrativa fatta di strati, di voci che raccontano altre voci. Una storia che non si offre mai direttamente, ma solo per riflesso. Come una serie di scatole cinesi: ne apri una, e dentro ce n’è sempre un’altra. La prima scatola: chi racconta non c’era Il dialogo si apre con Apollodoro, che racconta la storia a Glaucone. Ma Apollodoro non ha partecipato al banchetto. La voce che apre il racconto non è testimone dei fatti. Già qui Platone fa una scelta radicale: la storia non nasce dall’esperienza diretta, ma dalla trasmissione. La seconda scatola: chi c’era davvero Apollodoro, infatti, riferis...

🖋 Una promessa per l’anno nuovo

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Prometto di scrivere per divertirmi. Non sempre. Non perfettamente. Ma abbastanza da ricordarmi perché ho iniziato. Prometto di scrivere con piacere Scrivere non deve essere una punizione. Né un dovere. Né una gara con me stesso. Prometto di scrivere anche quando è gioco. Quando una frase mi sorprende. Quando una pagina gira bene e mi viene da pensare: ah, però. La scrittura è fatica, sì. Ma è anche allegria improvvisa. E io voglio tenermi entrambe. Prometto di migliorarmi, senza ossessioni Prometto di diventare un po’ più bravo. Con calma. Sbagliando. Scriverò per capire meglio come funziona una frase. Un ritmo. Una voce. Non per diventare qualcun altro. Ma per diventare più preciso in quello che sono. Prometto di leggere di più (e meglio) Perché senza lettura la scrittura si impoverisce. Diventa autoreferenziale. Si stanca. Prometto di leggere per imparare. Per rubare con eleganza. Per ricordarmi che non sono solo. Ogni libro è una finestra aperta. E io voglio più aria quest’anno. Pr...