♾️ Un libro, mille universi
"Non esistono due persone che leggono lo stesso libro"
Edmund Wilson
Leggere è un atto solitario.
Scrivere ancora di più.
Eppure, quando Edmund Wilson dice che non esistono due persone che leggono lo stesso libro, sta dicendo qualcosa che riguarda soprattutto chi scrive.
Perché noi, quando scriviamo, siamo ossessionati dal controllo.
Dalle parole giuste.
Dalla frase perfetta.
Dall’immagine esatta.
Vorremmo che il lettore vedesse esattamente quello che vediamo noi.
Spoiler: non succederà mai.
E meno male.
Perché uno scrittore, in fondo, è una specie di demiurgo.
Uno che crea mondi dal nulla.
Che decide chi vive, chi muore, cosa resta e cosa si perde.
Ma sono mondi imperfetti, pieni di vuoto da riempire, di possibilità,
di spazi lasciati aperti senza nemmeno accorgersene.
Costruiamo universi con poche parole,
tracciamo confini, diamo leggi, accendiamo luci.
Poi arriva il lettore.
E lì succede qualcosa che somiglia a un miracolo.
Perché ogni lettore prende quel mondo
e lo ricrea.
Tu scrivi “una casa in collina”
e diventano mille case diverse.
Tu scrivi "Giulietta" e ognuno di noi avrà in testa un volto e una voce, per il quale daremmo la vita.
E allora capisci che lo scrittore è il Demiurgo.
Un artigiano che copia, rifà, crea mondi imperfetti.
Ma ogni lettore, è a sua volta un demiurgo.
Ricostruisce, altera, riempie, tradisce.
E da un solo libro nascono infiniti universi paralleli.
Tutti diversi.
Tutti veri.
Forse è proprio questo che ci spaventa:
che il controllo è un’illusione.
Ma è anche quello che rende la scrittura viva.
Perché non stai scrivendo una storia.
Stai creando una possibilità.
E quella possibilità, una volta uscita da te,
si moltiplica.
Si deforma.
Respira.
Diventa qualcosa che non potrai mai conoscere fino in fondo.
Ma un mondo, almeno uno,
tu lo hai abitato.
È quello da cui tutto è partito.
Quello imperfetto, fragile, incompleto
che hai avuto il coraggio di creare.
E forse scrivere è proprio questo:
costruire un universo che altri continueranno,
sapendo che il primo passo dentro,
l’hai fatto tu.

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